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La disumanità dell'uomo non si materializza soltanto negli atti corrosivi dei malvagi. Si materializza anche nella corruttrice inattività dei buoni.



Martin Luther King

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lunedì 17 novembre 2014

Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita o allevierò una pena
O aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
Non avrò vissuto invano. 


Emily Dickinson


Dipinto dell'esimio Artista Antonio Duarte


Se sei disposto a dimenticare ciò che hai fatto per gli altri
e a ricordare ciò che gli altri hanno fatto per te.
Se sei pronto a non tener conto di ciò che la vita ti deve,
ma a prendere nota di ciò che tu devi alla vita.
Ma soprattutto, se riesci a capire che tu sei negli altri
e gli altri sono in te e che la cosa più importante della vita
non è ciò che riuscirai a prendere da essa,
ma ciò che riuscirai a darle….
Allora avrai imparato a vivere.
(Dal web)


domenica 16 novembre 2014


La storia della matita - Paulo Coelho



Il bambino guardava la nonna scrivere una lettera.
Ad un certo punto, chiese: "Stai scrivendo una storia su di noi? E' per caso una storia su di me?".
La nonna smise di scrivere, sorrise e disse al nipote: "In effetti, sto scrivendo su di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita che sto usando. Mi piacerebbe che tu fossi come lei, quando sarai grande."

Il bimbo osservò la matita, incuriosito e non vide niente di speciale.
"Ma è identica a tutte le matite che ho visto in vita mia!".
"Tutto dipende dal modo in cui guardi le cose. Ci sono 5 qualità in essa che, se tu riuscirai a mantenere, faranno sempre di te un uomo in pace con il mondo.

Prima qualità: tu puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una mano che guida i tuoi passi: questa mano noi la chiamiamo Dio e Lui ti dovrà sempre indirizzare verso la Sua volontà.

Seconda qualità: di quando in quando io devo interrompere ciò che sto scrivendo ed usare il temperino. Questo fa sì che la matita soffra un poco, ma alla fine essa sarà più affilata.
Pertanto, sappi sopportare un po' di dolore, perché ciò ti renderà una persona migliore.

Terza qualità: la matita ci permette sempre d'usare una gomma per cancellare gli sbagli. Capisci che correggere qualcosa che abbiamo fatto non è necessariamente un male, ma qualcosa di fondamentale per mantenerci sulla retta via.

Quarta qualità: ciò che è davvero importante nella matita non è il legno o la forma esteriore, ma la grafite che è all'interno. Dunque fai sempre attenzione a quello che succede dentro di te.

Infine la quinta qualità della matita: lascia sempre un segno. Ugualmente, sappi che tutto ciò che farai nella vita lascerà tracce e cerca d'essere conscio d'ogni singola azione.

domenica 9 novembre 2014

Durante una seduta, John disse: "Ho un amico che amo profondamente. Sorprendentemente, di tanto in tanto, provo anche del risentimento nei suoi confronti. Mi faccio in quattro per dimostragli il mio amore, ma lui spesso sembra darlo per scontato, e io ho la fastidiosa sensazione di dargli troppo. Non mi piaccio quando faccio così".
"C'è troppa buona volontà in te", osservò Tony, "troppa spiritualità e rimani invischiato. Nell'amicizia si deve essere in grado di dire questo: Io ti accetto, ti sosterrò, puoi contare su di me. E voglio che tu ricambi il mio amore. Voglio che tu sia onesto con me".

"L'amicizia è come una danza. Se resti fermo non posso ballare. In questo caso ti lascio. Non voglio sacrificare la mia libertà. Mi farà soffrire, ma non importa".

"Devi essere pronto a rischiare un rapporto se vuoi salvarlo".

Da “Il canto dell'usignolo” Ed. Paoline
Sentito dire di Lieh Tzu

Il sapiente Lieh Tzu era povero e appariva denutrito in modo impressionante. Qualcuno ne parlò al primo ministro Cheng Tzu-yang:
"Lieh Tzu è un sapiente, ed è famoso. Se egli vive in miseria nello stato di Sua Signoria, non si crederà che Sua Signoria è ostile ai sapienti?"
Tzu-yang, senza perder tempo, mandò da Lieh Tzu un funzionario con una provvista di cibi. 

Lieh Tzu venne sulla soglia a ricevere il messaggero del ministro e gli s'inchinò profondamente ma rifiutò il dono con garbo.
Il messaggero se ne andò. Lie Tzu rientrò in casa e vide sua moglie che si batteva il petto, fissandolo disperata.

"La tua umile moglie pensava che le famiglie degli uomini del Tao vivessero agiatamente" disse la donna." Ma ecco che, nella nostra miseria nera, il primo ministro ci onora con offerte di viveri, e tu le rifiuti. Oh, che sorte amara è la mia!"

Lieh Tzu disse a sua moglie:" Il primo ministro non mi conosce. Ha mandato i suoi doni per aver ascoltato dicerie di terzi; se un giorno dovesse condannarmi, lo farebbe ugualmente per sentito dire. Per questo ho rifiutato i suoi doni." 

lunedì 21 luglio 2014

Dipinto dell'esimio Artista Pati Bannister ( 1929 )

La Sapienza e la Bontà

Tutta la sapienza del mondo è racchiusa in queste semplici parole:
<< Tu sei infelice? Io ti compiango. 
- Tu sei debole? Io ti proteggo. 
- Tu mi offendi? Io ti perdono. 
- Tu mi odii? Io ti amo >>.
Edmondo De Amicis

domenica 20 luglio 2014

C’era una volta una donna cattiva, che morì, senza lasciarsi dietro nemmeno una virtù. I diavoli l’afferrarono e la gettarono in un lago di fuoco. Ma il suo Angelo custode era là che pensava: 
- Di quale sua virtù mi posso ricordare per dirlo a Dio? Se ne ricordò una e disse a Dio: 
- Ha strappato una cipolla nell’orto e l’ha data a una mendicante. 
E Dio Gli rispose:
- Prendi dunque quella stessa cipolla; tendila a lei nel lago, che si aggrappi e la tenga stretta, e se tu la tirerai fuori dal lago, vada in Paradiso, ma se la cipolla si strapperà, la donna rimanga dov'è adesso.
L'Angelo corse dalla donna, le tese la cipolla:
- Su, donna, - le disse - attaccati e tieni.
Ed egli si mise a tirarla cautamente, e l'aveva già quasi tirata fuori, ma gli altri peccatori del lago, quando videro che la traevano fuori, cominciarono ad aggrapparsi tutti a lei, per essere anch'essi tirati fuori. Ma la donna era cattiva cattiva e si mise a sparare calci contro di loro dicendo:
- E' me che tira non voi, mia è la cipolla non vostra.
Appena ebbe detto questo la cipolla si strappò.

E la donna cadde nel lago e brucia ancora. 
E l'Angelo si mise a piangere e si allontanò.

F. Dostojevsk

sabato 5 luglio 2014


Un grande re chiese ad un saggio sufi di indicargli il modo migliore per manifestare la propria regalità. «Con le buone azioni», rispose il saggio.
Tuttavia il re rispose che le buone azioni hanno un grande valore, ma un ben scarso riconoscimento. «In effetti - rispose il saggio - ha più valore l'apparenza».

Sentendo questa affermazione, i cortigiani protestarono, invitando il re a non seguire i consigli di quell'uomo, che tuttavia replicò: «Maestà, in questo basso mondo la persona più preziosa non vale niente, e la persona che non vale niente è la più preziosa».
«Dimostramelo - disse il re - altrimenti ti farò tagliare la testa».

Il saggio sufi lo invitò allora ad uscire in incognito dalla reggia. Si recarono al mercato e il sufi suggerì al re di chiedere al mercante di frutta un chilo di ciliege in regalo, con la scusa che servivano per alleviare le sofferenze di un ammalato, anzi per salvargli la vita.

Inutilmente il re insistette: il mercante lo cacciò con male parole, e alla fine così si rivolse agli altri mercanti ridendo: «Ne ho sentite di tutte, per portarmi via un po' di merce, ma uno che chieda un chilo di ciliege per salvare un ammalato, mai. Questi straccioni non sanno più che cosa inventare. Vattene via, vecchio, se non vuoi che ti bastoni».

Il re stava per farsi riconoscere, quando il sufi lo trascinò via. Poco dopo giunsero alla riva del fiume, che in quei giorni scorreva impetuoso, ricco delle acque del disgelo. Ad un tratto il sufi diede uno spintone al re, che cadde in acqua e si dibatté fra le onde. Tutti accorsero per guardare lo spettacolo, ma nessuno aveva voglia di buttarsi in acqua per salvare lo sventurato, che oramai si sentiva soccombere quando un mendicante, proprio il più straccione della città, si buttò in acqua e trasse in salvo il re.

Allora il sufi si avvicinò al monarca e disse: «Hai visto?
Quando tu, la persona più preziosa del regno, hai chiesto un chilo di ciliege per salvare la vita di un ammalato, non hai ottenuto niente; e quando questo mendicante, la persona che vale meno di tutti, ti ha salvato, è stato per te più importante della tua stessa persona. Non sono le apparenze che contano, ma la sostanza. E la sostanza della qualità è solo la buona azione che rimane ignota».

Da Saggezza islamica di Gabriele Mandel, Edizioni San Paolo



martedì 6 agosto 2013



L'Albero degli amici


Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.

Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,
vedendo molte lune passare,
gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro.

Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno
dei nostri amici.


Il primo che nasce è il nostro amico Papà
e la nostra amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.

Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il
nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che
rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.

Ma il destino ci presenta ad altri amici che non
sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino.
Molti di loro li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.

Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima
si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli dà luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
salti ai nostri piedi.

Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una
vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un
sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.

Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli
che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento
soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.

Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono
l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che
sono cadute continuano a vivere con noi,
alimentando le nostre radici con allegria.

Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando
incrociarono il nostro cammino.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore, fortuna e prosperità.
Oggi e sempre…semplicemente perché ogni persona che
passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di sé e prende un poco di noi.

Ci saranno quelli che prendono molto,
ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e
la prova evidente che due anime
non si incontrano per caso.

Paul Montes
(missionario sud-americano)


sabato 20 luglio 2013




“Le cose che ho imparato nella vita”



di Paulo Coelho




Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:


- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.


- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.


- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.


- Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.


- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.


- Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.


- Che la pazienza richiede molta pratica.


- Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.


- Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.


- Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.


- Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.


- Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.


- Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.


- Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.


- Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.


- La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.


- E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.


- Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.


- Non cercare le apparenze, possono ingannare.


- Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.


- Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.


- Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.


- Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!


- Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.


- Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.


- Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.


- Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.


- Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.


- Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

mercoledì 6 marzo 2013



Un re del tempo antico aveva un ministro molto saggio che, qualunque cosa accadesse, sentenziava:" Ciò che Dio vuole è per il meglio!" Questa esclamazione non sempre riscuoteva l'approvazione del re che non aveva la stessa fede in Dio del suo saggio ministro. Una volta il re rimase ferito in battaglia e anche in quell'occasione il ministro sentenziò, come sempre:" Ciò che Dio vuole è per il meglio!"
Questa volta il re andò su tutte le furie: come osava il ministro dire una cosa di questo genere, che cosa ci poteva mai essere di buono per lui nell'esser stato ferito?
E così fece imprigionare il ministro che accettò senza batter ciglio quell'ingiusta punizione con la solita esclamazione: "Ciò che Dio vuole è per il meglio!".
Vinta la guerra il re tornò al suo passatempo preferito: la caccia. Proprio durante una battuta di caccia, mentre cavalcava nella foresta, alquanto lontano dal suo seguito, il re fu improvvisamente circondato da una banda di briganti, adoratori della dea Kalì, alla quale essi solevano offrire ogni anno un sacrificio umano.

Destino volle che questa volta la vittima designata fosse il re stesso, che fu incatenato e portato nel tempio. Ma la vittima sacrificale deve essere fisicamente perfetta e non presentare menomazioni di sorta, perciò quando il sacerdote di Kalì si accorse della ferita del re, decretò che questi non era adatto a essere sacrificato e lo lasciò tornare libero al suo palazzo: quella ferita gli aveva salvato la vita!

Il re si rese conto che il ministro aveva avuto ragione e lo fece immediatamente liberare e reintegrare nella sua carica. Quando il ministro fu alla sua presenza, il re gli raccontò l'accaduto e aggiunse:" La mia ferita è stata davvero per il meglio, perché grazie a essa sono sfuggito alla morte, ma che cosa ne hai guadagnato tu, che sei rimasto rinchiuso in prigione?". Il ministro rispose: "Maestà, se non fossi stato in prigione, sarei stato accanto a voi nella foresta; i banditi avrebbero catturato anche me e, dal momento che il mio corpo è intatto, avrebbero sacrificato me al vostro posto".

Il re ammirò la saggezza del suo ministro e da allora lo tenne nella più alta considerazione.

(Saggezza hindù)

xx



C'era un paese in cui non s'era mai visto un elefante. Anzi: la gente nemmeno sapeva che cosa fosse.
L'imperatore dell'India, per suoi interessi politici, volendo stipulare un'alleanza con il re di quel paese, gli mandò in dono un elefante che arrivò di notte e subito venne rinchiuso in un padiglione nel giardino dell'ambasciata, in attesa della consegna ufficiale, in pompa magna. La curiosità della gente era grande, e per vedere com'era fatto un elefante, quattro dei più coraggiosi decisero di introdursi di soppiatto nel padiglione, approfittando della notte e del buio. Anzi, per non farsi scoprire, non portarono con sé neanche una lanterna, limitandosi a toccare l'animale, palpandolo ben bene e scappando poi di gran volata per tornare dagli amici che li aspettavano impazienti.
«Ecco come è fatto un elefante: - disse il primo che aveva toccato una zampa - è come una colonna, una grande colonna tutta tonda».
Ma il secondo, che aveva toccato la proboscide, replicò: «Niente affatto: è come una grossa corda, molto grossa e molto lunga».
Il terzo, che aveva toccato ben bene un orecchio dell'elefante, assicurò invece che l'animale aveva l'aspetto di un grande, grande ventaglio; e il quarto, che aveva ispezionato la coda, affermò che dopotutto l'elefante assomigliava proprio al codino di un maiale, ma molto più alto e ruvido.
Questo capita a chi vuol parlare delle cose senza averne una visione globale.

Gabriele Mandel, Edizioni San Paolo

"Saggezza islamica"

martedì 5 febbraio 2013


La  felicità deriva da calma e distacco. Vedere ogni cosa come parte del tutto; non possiamo subire offese né perdere la reputazione, poiché gli occhi sono rivolti a cose più grandi.
Chuang Tzu